Nuove mappe mostrano come si spostano i cambiamenti climatici e le specie animali e vegetali al loro seguito

Nature pubblica la ricerca “Geographical limits to species-range shifts are suggested by climate velocity” che mostra attraverso una serie di nuove mappe quanto velocemente e in quali direzioni si stiano spostando le zone climatiche e, con loro, le specie animali e vegetali.

Lo studio, condotto dalla Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (Csiro) ha coinvolto 18 ricercatori provenienti da Australia, Canada, Germania, Gran Bretagna, Spagna ed Usa e espone un modo più semplice di guardare ai cambiamenti climatici ed ai loro probabili effetti sulla biodiversità. Mentre i cambiamenti climatici sono in corso le piante e gli animali dovranno adattarsi o spostare i loro areali per “inseguire” il loro clima ideale.

Elvira Poloczanska, la ricercatrice del Csiro e del Centre for Applications in Natural Resource Mathematics dell’università del Queensland, che è una dei leader del team di ricerca internazionale, spiega che «Le mappe mostrano le aree in cui le piante e gli animali possono lottare per trovare una nuova casa in un clima che cambia e fornire informazioni cruciali per il targeting degli sforzi di conservazione».

Lo studio ha analizzato 50 anni di dati della temperature della superficie del mare e terrestre (1960 – 2009) ed ha anche studiato due scenari futuri per gli ambienti marini (‘business as usual’ e aumento di temperatura di 1,75 gradi centigradi). Le nuove mappe mostrano dove si produrranno nuovi “ambienti termici” e dove gli ambienti esistenti potrebbero scomparire.

Kristen Williams, una geografa ecologica della Csiro, sottolinea che «Le mappe ci mostrano quanto velocemente e in quale direzione si stanno spostando le temperature e dove i migranti climatici che le seguono possono trovare ostacoli come le linee di costa. Il nostro lavoro dimostra che la migrazione climatica è molto più complessa di un semplice spostamento verso i poli. In tutta l’Australia, le specie stanno già sperimentando temperature più calde. Negli habitat terrestri, le specie hanno iniziato a cercare sollievo spostandosi a quote più elevate, o più a sud. Tuttavia, alcune specie di animali e piante non possono muoversi su grandi distanze ed alcuni non possono farlo del tutto»

La migrazione delle specie può avere conseguenze importanti per la biodiversità locale: per esempio, il pianeggiante e secco interno del continente australiano è una regione arida caldo dove già esistono specie vicino al limite delle loro tolleranze termiche. Alcune specie che si spostano a sud seguendo il monsone settentrionale australiano, nella speranza di habitat più freschi, possono non sopravvivere nei nuovi ambienti.

La Poloczanska fa un esempio: «Negli oceani, il riscaldamento delle acque e un rafforzamento dell’East Australian Current australiana ha provocato lo spostamento del riccio di mare long-spined (Centrostephanus rodgersii ), che precedentemente trovava il suo punto estremo a sud nel New South Wales, fino ad invadere la costa orientale della Tasmania. Questo ha comportato il declino delle foreste di kelp gigante con effetti a catena per le aragoste pescate per il commercio». In Australi sono stati osservati spostamenti di areali verso sud-est del 30% delle specie di pesci.

La ricerca si è concentrata principalmente sulla situazione australiana ma i ricercatori della Csiro nel loro blog Climate Response evidenziano che si tratta di fenomeni presenti in tutto il mondo e scrivono che «Negli ultimi decenni numerose specie di pesci e invertebrati che vivono nel sud del mondo hanno già spostato la loro distribuzione geografica verso regioni più fresche. Sulla terra, le specie hanno iniziato a cercare sollievo da condizioni più calde avvicinandosi alla costa, a quote più elevate, nei posti ombreggiati in collina o distanti dall’equatore».

Cosa si può fare? si chiedono gli scienziati e rispondono che «Sapere dove si verificano le aree vulnerabili può aiutare gli sforzi della conservazione a mettere a fuoco le informazioni per gestire le decisioni. Le aree con lenti cambiamenti di temperatura possono essere più adatte a proteggere le specie endemiche o le specie strutturali longeva strutturali (come quelle che formano le foreste o le barriere coralline). Le aree esposte a significative pressioni dei cambiamenti climatici possono avere bisogno di aiuto perché non sono in grado di consentire la migrazione indotta dal clima. Per le specie incapaci di muoversi, può essere necessario lo spostamento assistito in nuovi luoghi più accettabili. Ad esempio, la traslocazione attiva di specie, con la dovuta attenzione alle potenziali negative conseguenze ecologiche e produttive».

Secondo Anthony Richardson, della Csiro e dell’università del Queensland, «Lo studio non può essere utilizzato come unica guida su cosa fare di fronte ai cambiamenti climatici. Devono essere presi in considerazione i fattori biologici, quali la capacità di una specie di adattarsi. Ma in un periodo di cambiamenti climatici, sviluppo economico e di rapida crescita della domanda senza precedenti su un pianeta già sotto pressione, dobbiamo agire in fretta per assicurarci che la maggior quantità di risorse biologiche mondiali sopravviva al cambiamento».

[11 febbraio 2014]

fonte: greenreport.it

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