IL VULCANO MARSILI SARÀ TRIVELLATO: progetto della Eurobuilding che fa paura al Sud

Una ricerca sui fluidi geotermici del vulcano sottomarino Marsili, che si trova a 100 chilometri dalle Eolie, sarà eseguita dalla società Eurobuilding. L'istanza è già stata presentata al ministero dell'ambiente e al Comune di Lipari.


«Il progetto - spiega l'amministratore della società, Umberto Antonelli - prevede la realizzazione di un pozzo esplorativo quale fase finale del permesso di ricerca dei fluidi geotermici a mare. Il pozzo è previsto in una zona di mare aperto. Saranno perforate rocce basaltiche per una profondità di circa 1500 metri dove ci si aspetta di intercettare fluidi geotermici a temperature attorno ai 300-400 gradi. La proposta di avvio delle perforazioni è motivata dalle conclusioni delle fasi esplorative sul vulcano che hanno evidenziato la presenza di una grande riserva di fluidi geotermici».

Il Marsili con i suoi 70 km di lunghezza e i 30 di larghezza, è il vulcano più grande d'Europa e del Mediterraneo. Nonostante gli oltre tremila metri di altezza dal fondo marino, la vetta resta ben 500 metri sotto la superficie. Il vulcano è ancora attivo. A stabilirlo è stato un gruppo di ricerca internazionale che comprende l'Istituto per l'ambiente marino costiero del Cnr di Napoli e l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Roma. Una campagna di esplorazione, cominciata nel 2006 a bordo della nave oceanografica Universitatis, ha fatto il punto sulla natura di questo vulcano sottomarino, della cui potenziale pericolosità si discute molto poichè è nota da tempo la sua attività sismica e idrotermale. Non è da escludere che il Marsili venga inserito nella lista dei vulcani italiani attivi come Vesuvio, Campi Flegrei, Stromboli, Etna, Vulcano e Lipari.

fonte: ilmattino.it

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TRIVELLE SUL VULCANO MARSILI IN FONDO AL MAR TIRRENO. PERICOLO MAREMOTO INSABBIATO DALLO STATO

trivellazione del vulcano attivo Marsili (foto Eurobuilding)

29.5.13 - di Gianni Lannes

Il rischio sale dagli abissi marini del Mediterraneo. Ma la Natura non ha alcuna responsabilità. E’ l’uomo che per sete di profitto economico trapana addirittura il più grande vulcano attivo d’Europa, che giace sul fondo del Tirreno, a poca distanza dalle isole Eolie. Si tratta di un’area marina solcata da faglie sismiche attive, zona notoriamente sismogenetica, ossia in grado di produrre terremoti. L’azione consiste nel trivellare il fianco roccioso del monte vulcanico da una piattaforma semisommergibile, per la modica spesa di 2 miliardi di euro. Chi c’è dietro? I soldi e gli interessi sono di investitori stranieri. Il “Marsili Project” prevede l’acquisizione di dati, la perforazione e quindi l’estrazione di energia dal fondo subacqueo. Conseguenze sull'ecosistema, sulle isole e sulle aree costiere italiane?

fonte Eurobuilding
 In attesa della probabile catastrofe, un lancio d’agenzia giornalistica recita:

«Il progetto è partito nel 2006 - dice all'ADNKRONOS Diego Paltrinieri, geologo marino - e, fin da subito, la Società è stata affiancata da un gruppo di ricerca composto dall'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, dall'Istituto per la Geologia marina del Cnr-Ismar, dal Politecnico di Bari e dal Centro di ricerche sperimentali per le geotecnologie dell'Università di Chieti''. L'obiettivo è ambizioso: sfruttare l'energia che si sviluppa dal vulcano Marsili, vicino all'arcipelago delle Eolie. Il progetto è di una societa' marchigiana specializzata in ingegneria naturalistica, nel settore delle opere civili e delle infrastrutture, la Eurobuilding di Servigliano (Fermo) e si chiama 'Marsili Project'. Punta a utilizzare l'energia geotermica che si puo' sviluppare dal vulcano che si trova nelle profonde acque del mar Tirreno meridionale... Un vulcano sottomarino, il piu' grande d'Europa: 60 chilometri di lunghezza, 20 chilometri di larghezza, un'altezza di 3.800 metri, con una sommita' che sta a 400 metri sotto la superficie dell'acqua. Un vulcano che ha ancora un'attivita' idrotermale, con una fuoriuscita, cioe', di liquidi e acqua ad alta temperatura, sui 300 gradi, e che, per queste sue caratteristiche, offre la possibilita' di sviluppare un'alta entalpia, ossia la quantita' di energia che un sistema termodinamico puo' scambiare con l'ambiente esterno. La possibilita' dello sfruttamento del vulcano per creare energia geotermica nasce dall'idea del professor Patrizio Signanini dell'Universita' 'Gabriele D'Annunzio' di Chieti, che ha trovato nella Eurobuilding un partner industriale interessato a svilupparla. Il 'Marsili Project', afferma Paltrinieri, ''e' il primo esempio al mondo di valorizzazione di energia geotermica sottomarina.


L'obiettivo e' produrre energia elettrica sfruttando il campo geotermico formato dal piu' grande vulcano d'Europa. Quest'area, infatti, e' una delle zone piu' ricche di giacimenti di fluidi geotermici al mondo. I numerosi vulcani presenti nel Tirreno meridionale, al largo delle coste siciliane, calabresi e campane, sono enormi sorgenti di calore''. L'acqua marina, spiega Paltrinieri, ''che s'infiltra al loro interno, si surriscalda, puo' raggiungere temperature di 400 gradi centigradi e pressioni superiori a 200 bar, e acquista un potenziale calorifero che puo' essere trasformato in energia elettrica, paragonabile a quello generato dalle piu' grandi centrali geotermiche mondiali o ad impianti nucleari di media taglia''. Il progetto, nel 2006, e' stato presentato al ministero dello Sviluppo economico per ottenere un permesso di ricerca esclusivo per l'area, che e' arrivato nel 2009. ''In questo momento -aggiunge Paltrinieri-, sta per partire la fase esplorativa, che prevede la costruzione, entro il 2013, di una prima piattaforma di trivellazione, con un pozzo pilota che dovrebbe arrivare ad una profondita' di 800 metri per scendere all'interno del vulcano, fino a 2 chilometri della sua altezza''. Il progetto prevede la costruzione, entro il 2015, di 4 piattaforme di estrazione per una produzione totale di circa 800-1.000 MegaWatt di energia geotermica, che sara' trasformata in energia elettrica, pari a 4,4 TWh, che potra' soddisfare i bisogni di consumo di una citta' delle dimensioni poco piu' grandi di Palermo, sui 700mila abitanti. L'investimento complessivo del 'Marsili Project' e' di 2 miliardi di euro oltre ai 26 milioni di euro previsti per la fase esplorativa».

Pericoli nascosti - Allora, tutto a posto, insomma, tutto regolare? Solo in apparenza.  La prima insensata stranezza? Intanto è stata esclusa a priori la valutazione di impatto ambientale. L’autorizzazione del permesso di ricerca datata 29 settembre 2009, in base alla nota protocollo DSA – 2009-0007569 del 26 marzo 2009 del Ministero dell’Ambiente con la quale è stato precisato che “per il settore geotermico in mare le attività relative alla prospezione propedeutica alla perforazione di un pozzo geotermico non sono suscettibili di procedura di verifica di compatibilità ambientale”, firmata dal direttore generale del Ministero dello Sviluppo Economico (dipartimento energia), tale Franco Terlizzese, attesta:

«Visto il parere favorevole rilasciato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti- Comando generale delle Capitanerie di Porto espresso con nota n. 37003 del 24 aprile 2009; Visto il parere favorevole rilasciato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali-Direzione Generale della Pesca marittima e dell’Acquacoltura espresso con nota n. 16148 del 21 maggio 2009; Visto il parere favorevole del Comando Militare Marittimo autonomo di Sicilia espresso con nota n. 55140 del 14 luglio 2009;… alla Società EUROBUILDING – S.p.A. con sede in Servigliano (AP) è accordato, per la durata di anni quattro a decorrere dalla data del presente decreto, il permesso di ricerca per fluidi geotermici denominato “TIRRENO MERIDIONALE 1” nel mare Tirreno meridionale . Golfo di S. Eufemia e Golfo di Policastro, zona E… L’estensione del permesso è di 678,30 kmq…».

In ogni caso: «La Società è tenuta: …a corrispondere, a decorrere dalla data del presente decreto il titolare del permesso, alla competente Agenzia del demanio il canone annuo anticipato pari a euro 20,65 per kmq di superficie… inviare all’Ufficio territoriale di Napoli della Direzione Generale per le risorse minerarie ed energetiche in caso di richiesta di autorizzazione a rilievi sismici, un rapporto con la indicazione dei rischi di inquinamenti accidentali in mare durante le operazioni di prospezione … a sollevare l’Amministrazione da ogni azione che possa esserle intentata da terzi in dipendenza delle operazioni di prospezione».

Il Tirreno meridionale è una zona ad alta densità di vulcani sommersi (come il Vavilov, il Magnaghi), alcuni solo dormienti ed altri inattivi: gigantesche sorgenti di calore. Latita una valutazione di rischi e pericoli per l’ecosistema e le prevedibili conseguenze sulle fasce litorali di Sicilia, Sardegna, Calabria, Campania, Lazio, Toscana, e Liguria.

Infatti la Eurobuilding argomenta sbrigativamente: «Dalla fase esplorativa si passa ora a quella della fattibilità. Entro il 2013 la Eurobuilding conta di iniziare la trivellazione del pozzo pilota a circa 800 metri di profondità per toccare l'interno del vulcano fino a 2 chilometri. Il costo, comprensivo di installazione, generazione e trasporto dell'elettricità con elettrodotto sottomarino ad alta tensione, dovrebbe aggirarsi sui 2 miliardi di euro, ai quali si aggiungono i costi esplorativi di perforazione di 26 milioni di euro. Un costo al chilowattora comunque competitivo tra le fonti rinnovabili: a metà strada tra quello eolico e quello da biomasse, e dimezzato rispetto al fotovoltaico con il vantaggio che la geotermia non sconta l'intermittenza tipica del solare, come prova il fatto che si è guadagnato l'interesse di scienziati come Carlo Rubbia e perfino degli ambientalisti. Anche l'attenzione di investitori esteri è puntata sulla scommessa del Marsili, avamposto di un potenziale sfruttamento estensivo della fascia vulcanica sommersa al largo delle coste siciliane, calabresi e campane che spingerebbe la geotermia al 5-7 per cento del mix elettrico nazionale: diventerebbe la prima fonte rinnovabile dopo l'idroelettrico».

Chi c’è realmente alle spalle di una ditta che si occupa di edilizia e gestisce una cava, ma addirittura vanta incresciosi precedenti ambientali nell’Adriatico? Sarà forse un paravento? Ecco le collaborazioni tecniche: «La volontà di allargare la ricerca industriale allo studio delle risorse geotermiche sottomarine - di cui l’Italia è ricca - ha portato Eurobuilding S.p.A. a sviluppare importanti sinergie con Università e Istituti di Ricerca, costituendo un Comitato Scientifico che comprende: l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia INGV; il Centro di Ricerche e Studi Sperimentali per le Geotecnologie dell'Università di Chieti CeRS-GEO; l'Istituto di Scienze Marine ISMAR del CNR; l’Università Politecnica di Bari».

Ulteriore anomalia: il Ministero dell’Ambiente (nota 26 marzo 2009) ha specificato che «Dovranno essere assoggettate a procedura di verifica di compatibilità ambientale le attività di perforazione del pozzo geotermico esplorativo». In questo caso la cosiddetta VIA (valutazione di impatto ambientale) non è stata approntata, mentre non vi è traccia pubblica dell’autorizzazioni ministeriali. Eppure,  secondo la ditta marchigiana  «Il Cammino del progetto "Marsili" si compone di tre fasi: Esplorazione, Perforazione, Produzione. Entro il 2012 potrà essere realizzato il primo pozzo geotermico offshore della storia. La perforazione dei pozzi esplorativi è la fase finale di ogni programma di esplorazione ed è il solo metodo che permette di definire con certezza le caratteristiche di un serbatoio geotermico e di valutarne il potenziale. L’attività di perforazione verrà sviluppata attraverso una struttura superficiale di supporto (piattaforma semisommergibile, drilling ship)… La prima unità produttiva offshore potrà essere in funzione nel 2015. Una volta effettuato il pozzo geotermico ed eseguite tutte le prove di produzione (per la determinazione del titolo e dell’entalpia del fluido e delle portate emungibili) la trasformazione in energia elettrica dei fluidi geotermici estratti deve necessariamente avere luogo in mare, al fine di evitare di disperdere il contenuto termico a causa di un eventuale trasporto sulla terraferma. Ad oggi Project Marsili ha già ottenuto una valutazione positiva dalla Direzione Generale per la VIA ( Valutazione di Impatto Ambientale ) del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Dalle prime evidenze emerge:

Nell’area di mare oggetto del Permesso di Ricerca non risultano zone soggette a vincoli di tutela biologica, naturalistica e archeologica. L’area non esercita alcuna influenza sul regime dei litorali, né sulla fruizione turistica delle aree costiere, inclusi gli aspetti paesaggistici. Inoltre, le attività di esplorazione geofisica e geochimica del campo geotermico del vulcano sottomarino Marsili non sono invasive e non comportano alcun impatto sull’atmosfera e sull’ambiente idrico. Relativamente alle attività di perforazione geotermica non si prevedono impatti tali da creare modificazioni permanenti all’ambiente, considerata anche la breve durata delle operazioni previste».

Decisamente inverosimile quello che propina la Eurobuilding. Non vi sembra?

Allarme rosso - Nel 2004 ho realizzato un’inchiesta giornalistica pubblicata sulle pagine scientifiche del settimanale Panorama (Mare Nostrum di vulcani). Era emerso che il Marsili è un vulcano attivo. Nel 2010 il professor Enzo Boschi, sismologo per anni al vertice dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, a proposito del Marsili, ha precisato che «il cedimento delle fragili pareti del vulcano subacqueo potrebbero muovere milioni di metri cubi di materiali che potrebbe generare un’onda anomala devastante».

Nell’occasione puntualizzò anche: «Il Marsili non solo è sommerso ma è privo di sonde pronte ad ascoltare le sue eventuali cattive intenzioni. Bisognerebbe installare una rete di sismometri attorno all’edificio vulcanico collegati a terra a un centro di sorveglianza. Ma tutto ciò è al di fuori di qualsiasi bilancio di spesa. Quello che serve - concluse Boschi - è un sistema continuo di monitoraggio per garantire attendibilità. Ma è costoso e complicato da realizzare. Di sicuro c’è, che in qualunque momento potrebbe accadere l’irreparabile e noi non lo possiamo stabilire».

Il movimento delle faglie che si trovano sul fondo del mare provoca i maremoti, soprattutto se innescato con intenti bellici o commerciali. Non si si tratta di emergenze che interessano esclusivamente gli Oceani Pacifico e Indiano, come il terremoto sottomarino che il 26 dicembre 2004, nelle Andamane scatenò lo tsunami che avrebbe inghiottito 232 mila asiatici, senza che scattasse alcuna emergenza. Da non crederci: il Governo degli Stati Uniti era al corrente del disastro prima che si verificasse. Come avranno fatto a saperlo anticipatamente?

Nel 2007 una serie di approfondimenti scientifici dell’Ingv poco note indicano che anche il «Mare Nostrum» non sfugge a questi disastri ricorrenti. «Recenti ricerche storiche e di geologia dei depositi costieri, una nuova disciplina che consente di indagare gli episodi di tsunami di cui non si hanno evidenze storiche dirette, hanno accertato che in Italia se ne arrivano a verificare, di una certa rilevanza, cinque o sei per secolo - ha precisato Enzo Boschi - Certo non si tratta di fenomeni così imponenti come quello del Sud Est asiatico, comunque capaci di provocare vittime e danni». «L’aspetto innovativo dei nostri studi - aggiunge Boschi - consiste nell’identificazione, una per una, delle sorgenti sismiche in grado di scatenare i maremoti e nella localizzazione dei tratti delle nostre coste più a rischio».

Nel Tirreno meridionale si trova la sempre attiva fascia sismogenetica Ustica-Eolie, responsabile già in passato di maremoti particolarmente distruttivi. Gli scenari elaborati dall’Ingv mostrano che, «per effetto delle sorgenti tsunamigeniche elleniche, ci sono circa 1.200 chilometri di coste italiane affacciate sullo Ionio e sul Canale di Sicilia, da Bari a Trapani, passando per Taranto, Catanzaro, Reggio Calabria, Catania, Siracusa e Agrigento, in cui l’onda di maremoto può superare il metro d’altezza. Le sorgenti nordafricane potrebbero generare maremoti fino a un metro di altezza sul versante meridionale della Sardegna, e più modeste altrove nelle coste tirreniche. I maggiori terremoti attesi nella fascia Ustica-Eolie possono generare tsunami di mezzo metro nel Palermitano e nel Messinese, oltre che nelle stesse isole a nord della Sicilia. Le altezze calcolate dai ricercatori si riferiscono, tuttavia, all’onda che si presenta davanti alla costa, e che è destinata ad amplificarsi notevolmente quando invade la terraferma. Gli stessi scenari evidenziano il problema più critico del rischio maremoti nel Mediterraneo: date le piccole dimensioni del bacino e le velocità medie di propagazione dell’onda di oltre 300 chilometri orari, in caso di allarme, ci sarebbero soltanto poche decine di minuti o meno per fare spostare la popolazione costiera verso l’entroterra».

Pe il primo ministro Enrico Letta (affiliato Bilderberg) e per il suo illuminato tutor, Giorgio Napolitano (associato Aspen) a capo del Quirinale e direttore d’orchestra per conto terzi, ho una domanda non concordata.

Quali sono gli indici di sicurezza per la popolazione costiera italiana a seguito del Marsili project e della perforazione dei Campi Flegrei? Vale la pena trivellare un vulcano attivo e la più esplosiva area sismica dello Stivale, che potrebbero scatenare conseguenze disastrose su milioni di persone e su gran parte della Penisola?

riferimenti:

http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/titoli/ditta.asp?sigla=EU
http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/titoli/dettaglio.asp?cod=1
http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/buig/53-10/53-10.pdf
http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/deposito/titoli/decreti/1_20090929.pdf
http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/titoli/mappa.asp?cod=1
http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/buig/supplemento57-2/supplemento57-2.pdf
http://www.eurobuilding.it/marsiliproject/
http://www.eurobuilding.it/marsiliproject/index.php?option=com_content&view=article&id=43&Itemid=128
http://www.eurobuilding.it/marsiliproject/index.php?option=com_content&view=article&id=20&Itemid=125
http://www.eurobuilding.it/marsiliproject/index.php?option=com_content&view=article&id=95&Itemid=126
http://www.eurobuilding.it/marsiliproject/index.php?option=com_content&view=article&id=62&Itemid=69
http://www.adnkronos.com/IGN/Regioni/Marche/?id=3.1.1917073282
http://www.nature.com/srep/2013/130215/srep01285/full/srep01285.html

approfondimenti:

http://archivio.panorama.it/Mare-Nostrum-di-vulcani
http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=marsili
http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=vesuvio

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MAR TIRRENO: TRIVELLANO IL VULCANO MARSILI

31.1.13 - di Gianni Lannes

A nord delle isole Eolie, al largo delle coste di Campania, Calabria e Sicilia, si staglia sotto il fondo del mare, il più grande vulcano d’Europa, ma non si vede perché è completamente sommerso da 500 metri d’acqua. Si innalza per 3 mila metri: la sua struttura è lunga 70 chilometri ed è larga 30. Secondo l’intrattenitore televisivo Piero Angela «è un’ottima sorgente di energia geotermica».

Tant’ è che il Ministero dello Sviluppo Economico ha conferito il 29 settembre 2009 alla Eurobuilding Spa un permesso di ricerca esclusivo per fluidi geotermici a mare sull'area del Marsili: il programma delle attività prevede in primo luogo la realizzazione di un monitoraggio completo di tale struttura, utilizzando le metodologie e le tecnologie più innovative. Su questo programma la società con sede legale a Servigliano in provincia di Ascoli Piceno, ha già ottenuto una valutazione positiva dalla Direzione Generale per la VIA (Valutazione di Impatto Ambientale ) del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. In sostanza, lo Stato italiano ha escluso per decreto la valutazione di impatto ambientale.
Insomma, una follia legalizzata che potrebbe causare disastri irreparabili. Eppure, per mera sete di profitto economico i padroni del vapore procedono alla perforazione.

Pochi mesi dopo il rilascio del nulla osta, il 28 aprile 2010, il governo Berlusconi getta fumo negli occhi dell'imbambolata opinione pubblica. E si arriva alla scoperta dell'acqua calda. "Vulcani: sono 12 i sommersi". Il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, ha firmato oggi una ordinanza di Protezione civile che darà il via a un piano di monitoraggio subaqueo di dodici vulcani sommmersi, nel mar Tirreno e nel canale di Sicilia. Lo ha annunciato il Capo Dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, in una conferenza stampa nella sede dell’Associazione stampa estera a Roma. Si tratta di un attività che non ha precedenti nel mondo. “Noi dobbiamo alzare il velo su questi vulcani sommersi che non vediamo - ha sottolineato Bertolaso - e cominciare a localizzarli esattamente. Dobbiamo vederli, toccarli, capirne i comportamenti”. Tra questi, ci sono il Vavilov e il Marsili: quest’ultimo è il vulcano con la superficie sommersa tra i più grandi al mondo. E’ necessario studiarli, per prevenire i rischi di possibili tsunami e poi porre in atto piani di prevenzione.

Bertolaso, ha citato il caso Stromboli, un vulcano alto quanto l’Etna (per due terzi è sommerso) che oggi è “uno dei vulcani più sorvegliati al mondo”. Il 30 dicembre 2002, il distacco di una parte in mare, a una profondità di 2000 metri, provocò uno tsunami “che non fu di poco conto”. Ci furono onde alte quanto il maremoto del 28 dicembre 2004 nel Sud-Est asiatico. Non ci furono conseguenze sulle persone, a parte un ferito lieve, solo perchè era inverno “Se lo stesso evento si fosse verificato in piena estate - ha sottolineato Bertolaso - il bilancio sarebbe stato sicuramente ben più pesante”: una decina o anche forse un migliaio di vittime con l’isola e le spiagge della sosta siciliana affollate di bagnanti e raggiunte dall’onda anomala.

“Per fortuna - ha detto Bertolaso - è avvenuto a dicembre”. Il progetto di monitoraggio si avvarrà anche della consulenza di esperti internazionali di vulcanologia e della comunità scientifica.

Annuncio Eurobuilding - «Entro il 2012 potrà essere realizzato il primo pozzo geotermico offshore della storia. I numerosi vulcani presenti nel Tirreno meridionale – al largo delle coste siciliane, calabresi e campane – sono enormi sorgenti di calore; l’acqua marina che s’infiltra al loro interno si surriscalda (può raggiungere temperature di 400° C e pressioni superiori a 200 bar) e acquista un potenziale calorifero che può essere trasformato in energia elettrica, paragonabile a quello generato dalle più grandi centrali geotermiche mondiali o ad impianti nucleari di media taglia. Il Cammino del progetto "Marsili" si comprende di tre fasi:  Esplorazione, Perforazione, Produzione.  Il Mediterraneo, e più precisamente il Mar Tirreno sud-orientale è sede di un importante distretto vulcanico, sottomarino, il Marsili, che può diventare la prima importante fonte di approvvigionamento di energia geotermica offshore della storia, aprendo la strada ad una nuova, pulita ed inesauribile fonte di energia. La società italiana Eurobuilding spa e il gruppo di ricerca da essa costituito e finanziato, che comprendente i più importanti Organismi di Ricerca del settore e precisamente: l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia - INGV; l'Istituto per la Geologia Marina del CNR-Ismar, l’Università di Chieti - Centro di Ricerche sperimentali per le geotecnologie ed il Politecnico di Bari, hanno affrontato dal 2005 ad oggi una sfida scientifica e tecnologica unica a livello mondiale, con l'obiettivo finale di produrre energia dal primo campo geotermico a mare, ubicato nell'area del Marsili. La perforazione dei pozzi esplorativi è la fase finale di ogni programma di esplorazione ed è il solo metodo che permette di definire con certezza le caratteristiche di un serbatoio geotermico e di valutarne il potenziale. L’attività di perforazione verrà sviluppata attraverso una struttura superficiale di supporto (piattaforma semisommergibile,drilling ship). Profondità di attacco tra 500 e 1000 m non costituiscono un problema per l’utilizzo di tubaggio di raccordo con la testa pozzo (riser). Tale obiettivo sarà perseguito attraverso la definizione di una campagna oceanografica, da realizzarsi entro il 2011, propedeutica alla realizzazione del primo pozzo geotermico offshore mari realizzato, previsto per il 2012. La produzione di energia elettrica, con il supporto di una piattaforma multifunzionale offshore, dotata di tutte le strutture necessarie alla perforazione e alle unità di produzione di energia elettrica, sarà possibile entro il 2015. In una struttura delle dimensioni del vulcano Marsili si attendono decine di milioni di m3 di fluidi geotermici da avviare a produzione elettrica, con una ricarica praticamente continua (questo elemento è molto importante perché permette di sfruttare tutte le potenzialità del campo geotermico senza problemi di abbassamento del livello dei fluidi che, invece, si incontrano nei campi onshore). In questo modo sarà possibile installare una capacità produttiva di almeno 800 MWe, tale da raddoppiare l’attuale potenza elettrica nazionale proveniente da fonte geotermica. L’investimento complessivo per opere e infrastrutture connesse a tale obiettivo è stimato in circa 2 miliardi di euro. Nell’area di mare oggetto del Permesso di Ricerca non risultano zone soggette a vincoli di tutela biologica, naturalistica e archeologica. L’area non esercita alcuna influenza sul regime dei litorali, né sulla fruizione turistica delle aree costiere, inclusi gli aspetti paesaggistici. Inoltre, le attività di esplorazione geofisica e geochimica del campo geotermico del vulcano sottomarino Marsili non sono invasive e non comportano alcun impatto sull’atmosfera e sull’ambiente idrico. Relativamente alle attività di perforazione geotermica non si prevedono impatti tali da creare modificazioni permanenti all’ambiente, considerata anche la breve durata delle operazioni previste».

In altri termini, dichiarazioni tranquillizzanti, anzi di carattere pubblicitario, senza alcun supporto scientifico. Ed è ben strano che il mastodontico progetto - ben instradato - non sia stato sottoposto a valutazioni ambientali di alcun genere (VIA e VAS) e le cosiddette associazioni ambientaliste italiote tacciano. C'è puzza di bruciato lontano anni luce. E magari un interessamento della magistratura non sarebbe male, se non addirittura doveroso.

La società Eurobuilding, attualmente è sotto indagine della Procura della Repubblica di Ancona (pm Paolo Gubinelli) per un "appalto truccato legato a lavori e danni ambientali sulla costa marchigiana". Inoltre, il Tar Abruzzo ha respinto la richiesta della medesima società di estrarre notevoli quantità di sabbia dal fondo del mare Adriatico. Gratta e scava, ed ecco Angelo Zerilli, un ufficiale superiore delle capitanerie di porto in congedo: socio e consulente amministrativo Eurobuilding dal gennaio 2006 al maggio 2012 (6 anni e 5 mesi).

Sul suo curriculum Zerilli, uno ben ammanicato, ne fa un motivo di vanto e scrive:  "CONSULENTE PER L'OTTENIMENTO DEL PERMESSO DI RICERCA PER LO SFRUTTAMENTO DELLA GEOTERMIA MARINA NELL'AREA DEL VULCANO SOTTOMARINO " MARSILI" NEL MAR TIRRENO IN AMBITO DI PIATTAFORMA CONTINENTALE. PERMESSO DI RICERCA ATTUALMENTE IN VIGENZA".

Il progetto Marsili aveva mosso i primi passi nel 2006, con la presentazione dell'istanza al ministero.

A quanto pare un ex militare ben introdotto nelle stanze basse del sistema di potere: "1989- 2002: Responsabile della Portualità Turistica del Ministero Trasporti; 1994: Capo Segreteria del Sottosegretario di Stato Gianfranco Micciché; 1997: delegato dal Ministro dei Trasporti per il contratto d' area Torrese - Stabiese; 1997: predispone il Decreto Burlando per il rilascio delle concessioni per porti turistici, 1999: relatore per l'Italia alle riunioni dell'ICOMIA, a St. Thomas, US Virgin Islands, Fort Lauderdale, Istanbul maggio 2000: relatore per l’Italia a Florianopolis sviluppo del turismo brasiliano; Giugno 2001: Presidenza del Consiglio - coordinatore per la riconversione dell’Arsenale Militare della Maddalena, su progetto dallo stesso ideato; 2001 promosso Capitano di Vascello e posto in congedo a domanda;  Aprile 2002: consulente del Principe AgaKan per loYachting Club Costa Smeralda di Porto Cervo;2005: esperto di Confindustria Lazio; Ottobre 2005: candidato a Presidente dell’Autorità Portuale Civitavecchia. Dal Novembre 2006 consulente Regione Lazio, per Piano dei Porti del Lazio. Dicembre 2006: ottenimento 80 anni di concessione per porto di Loano. Dicembre 2006 ottenimento della c.d.m. per anni 50 in favore della Società Marina di Archimede - Siracusa. 2007 Comune di Capo D'Orlando, componente commissione esame porto turistico. Dal 2009 consulente Acquamarcia per Venezia".

Allarme inascoltato - "Pericolo tsunami nel Tirreno": geologo lancia l’allarme, "il vulcano Marsili si è risvegliato". A quanto rilevato la sua attività si è ridestata, ed ora la preoccupazione è per una catastrofe che potrebbe originarsi da una sua eruzione e conseguenti eventi franosi sui suoi versanti, onda anomala che colpirebbe le coste meridionali che si affacciano sul Tirreno, appunto.

È stato il professor Franco Ortolani, direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio ed ordinario di Geologia presso l’università Federico II di Napoli, a notare questa attività e a lanciare l’allerta. Chiaramente è importante, pur dedicando molta attenzione a ciò che avverrà nel Marsili, evitare facili allarmismi: come ha dichiarato lo stesso Ortolani è fondamentale organizzare, nel più breve tempo possibile, dei ‘sistemi di difesa dei litorali‘. Ortolani dà un’idea di come si realizzano tali sistemi mediante uno studio approfondito pubblicato sul Portale Meteo del Mar Mediterraneo. Secondo l’idea del professore, si potrebbero sfruttare le isole dell’arcipelago delle Eolie come delle vere e proprie ‘sentinelle’, che possano preannunciare con un tempo sufficiente all’organizzazione l’arrivo dell’onda anomala. Questo studio è stato definito dal professor Ortolani in seguito al maremoto verificatosi il 30 dicembre del 2002, e che aveva colpito Stromboli, le isole nelle vicinanze e anche le coste della Sicilia vicino a Milazzo e quelle campane di Marina di Camerota. I dati raccolti in quell’occasione e pubblicati dal dipartimento di fisica dell’università di Bologna e dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Roma hanno rivelato come, negli ultimi duemila anni, sono stati 72 i movimenti anomali del mare che si sono abbattuti lungo le coste del nostro Paese.

Secondo esperti di chiara fama, il più grande vulcano sottomarino d'Europa può disintegrare e provocare uno tsunami che potrebbe inghiottire il Sud Italia «in qualsiasi momento. Il vulcano Marsili, che brucia con magma, ha pareti fragili che potrebbero collassare. Potrebbe accadere domani».  Eventuali smottamenti lungo le sue falde, innescati da movimenti sismici, potrebbero causare un maremoto che si abbatterebbe nel giro di pochi minuti sulla costa campana, a soli 150 chilometri di distanza.

Infatti, il sismologo Enzo Boschi sulla questione ha pubblicamente dichiarato che «la caduta rapida di una notevole massa di materiale scatenerebbe un potente tsunami che investirebbe le coste della Campania, della Calabria e della Sicilia provocando disastri. Il cedimento delle pareti muoverebbe milioni di metri cubi di materiale, che sarebbe capace di generare un'onda di grande potenza. Gli indizi raccolti ora sono precisi ma non si possono fare previsioni. Il rischio è reale e di difficile valutazione. Quello che serve è un sistema continuo di monitoraggio, per garantire attendibilità».

Corriere della Sera (29 marzo 2010) - «Potrebbe succedere anche domani. Le ultime indagini compiute dicono che l’edificio del vulcano non è robusto e le sue pareti sono fragili. Inoltre abbiamo misurato la camera di magma che si è formata negli ultimi anni ed è di grandi dimensioni. Tutto ci dice che il vulcano è attivo e potrebbe eruttare all’improvviso». Enzo Boschi presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, pur nella cautela, ha toni preoccupati raccontando i risultati dell’ultima campagna di ricerche compiute sul Marsili, il più grande vulcano d’Europa, sommerso a 150 chilometri dalle coste della Campania. Dal fondale si alza per tremila metri e la vetta del suo cratere è a 450 metri dalla superficie del mare. La sua struttura è imponente essendo lunga 70 chilometri e larga 30. È un mostro nascosto di cui solo gli scandagli hanno rivelato il vero volto. Intorno si sono osservate diverse emissioni idrotermali con una frequenza ultimamente elevata e proprio queste, unite alla debole struttura delle pareti, potrebbero causare crolli più inquietanti della stessa possibile eruzione. Di recente sono stati registrati due eventi, per fortuna contenuti. «La caduta rapida di una notevole massa di materiale — spiega Boschi — scatenerebbe un potente tsunami che investirebbe le coste della Campania, della Calabria e della Sicilia provocando disastri». Nel cuore del Marsili gli strumenti hanno dato un volto alla camera di magma incandescente che si è formata e che oggi raggiunge le dimensioni di quattro chilometri per due: è come una pentola ribollente con il coperchio ben tappato. Il Marsili è da anni un sorvegliato speciale per alcuni segni lanciati.

Effetti collaterali? Mai stranamente considerati dal Governo tricolore. Secondo l’esperto Enzo Boschi, a capo per lungo tempo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, «La nostra ultima ricerca mostra che il vulcano non è strutturalmente solido, le sue pareti sono fragili, la camera magmatica è di dimensioni considerevoli. Tutto ciò ci dice che il vulcano è attivo e potrebbe entrare in eruzione in qualsiasi momento».

Allora è pericoloso bucare i vulcani in attività? Sono per caso giganteschi ordigni ad orologeria? C'è qualche nesso tra i giochi di guerra della Nato, proprio in questa area del Mediterraneo, a ridosso dei vulcani Marsili, Magnaghi e Vavilov, nonché di faglie sismiche attive, ed i terremoti che stanno sconquassando come non mai lo Stivale, in modo particolare dall'anno 2009?

riferimenti utili:

http://archivio.panorama.it/Mare-Nostrum-di-vulcani
http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_marzo_29/vulcano_sommerso_6246e95a-3afc-11df-80d0-00144f02aabe.shtml
http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2012/04/terremoto-palermo-nato-risponda.html
http://www.youtube.com/watch?v=GGfDJvn8XJo
http://www.youtube.com/watch?v=HMnI0VQPQeM

eurobuilding spa:

http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/buig/50-6.pdf
http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/titoli/dettaglio.asp?cod=1
http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/comm10/documenti_acquisiti/IC%20strategia%20energetica/2011_10_28-Eurobuilding.pdf
http://www.eurobuilding.it/index.php?option=com_content&view=article&id=61&Itemid=93
http://89.97.204.228/fparticolipdf/361206.pdf
http://www.ambientediritto.it/sentenze/2010/TAR/Tar_Abruzzo_PE_2010_n.209.htm
http://it.linkedin.com/pub/angelo-zerilli/4a/3a4/a88

leggi anche: MAREMOTO IN ITALIA: disastro annunciato, ecco le coste a rischio

1 commento:

  1. Cari tutti, finche chi di dovere non risponde a questa interrogazione parlamentare sull'argomento:


    http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=17&id=00914597&part=doc_dc&parse=si&stampa=si&toc=no

    tutto deve essere cautelativamente bloccato
    fedora quattrocchi

    già Resp. Unità Funzionale Geochimica dei Fluidi, Stoccaggio Geologico e Geotermia INGV
    ora dirigente tecnologo Linea Energia e georisorse INGV e docente universitario a contratto di Stoccaggio di CO2 e Geotermia

    http://fedoraquattrocchi.mysupersite.it/ a titolo personale e su twetter: @fedquattrocchi

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