UCRAINA: sangue e fiamme, 25 morti negli scontri di piazza

Razzi e molotov. Mosca accusa l'Occidente: "Il ritorno della violenza nelle strade di Kiev è il risultato diretto della politica di Usa-Ue".

KIEV (WSI) -Si rinfiamma la protesta in Ucraina e le strade del centro di Kiev tornano a macchiarsi di sangue. Sono 25 le persone che hanno perso la vita negli scontri tra polizia e manifestanti scoppiati a Kiev nella mattina di ieri, secondo il bilancio ufficiale del governo ucraino, secondo il quale ci sono 241 feriti ricoverati in ospedale, tra cui 79 poliziotti e 5 giornalisti. Oggi a Kiev metropolitana e scuole chiuse.

Un momento dei drammatiti scontri, Kiev brucia: 13 morti nelle strade, la polizia cerca di reprimere la rivolta.
Tra le vittime, in base a questo bilancio, ci sarebbero sette agenti e 13 civili, ma il numero delle vittime potrebbe essere destinato a salire ulteriormente. Dopo una giornata tesissima infatti, segnata da una serie di raid di gruppi di dimostranti, centinaia di poliziotti in assetto antisommossa hanno assaltato in serata Maidan Nezalezhnosti, la piazza Indipendenza da tre mesi cuore della rivolta antigovernativa.

L'opposizione ha "oltrepassato i limiti" sperando di arrivare al potere grazie alla strada, e i responsabili saranno giudicati" ha detto il presidente ucraino Viktor Ianukovich. "I leader dell' opposizione non hanno considerato il principio democratico secondo cui si ottiene il potere con le elezioni e non nella strada - ha detto Ianukovich in un messaggio alla nazione pronunciato mentre l' assalto ai manifestanti in piazza era ancora in corso -. Hanno passato i limiti chiamando la gente a prendere le armi. C'è una eclatante violazione della legge - ha aggiunto - e i colpevoli compariranno davanti alla giustizia".

Nel pomeriggio, le autorità avevano lanciato un ultimatum ai dimostranti per sgomberare Maidan entro due ore (alle 18, le 17 in Italia). La polizia ha atteso due ore in più, poi, alle otto di sera in punto, è entrata in azione premendo su due lati della piazza. Gli agenti delle forze speciali 'Berkut' sono tanti e ben equipaggiati, ma devono vedersela con migliaia e migliaia di dimostranti, alcuni dei quali armati di spranghe, qualcuno anche di pistole. Alle granate lacrimogene della polizia i manifestanti rispondono con pietre, molotov e fuochi d'artificio, mentre centinaia di pneumatici vengono bruciati per creare una cortina di fuoco e fumo che freni l'attacco degli agenti.

Un copione purtroppo già visto più volte a Kiev nelle ultime settimane. Tra i morti negli scontri si contano sette poliziotti - alcuni dei quali uccisi da colpi d'arma da fuoco denuncia il ministero dell'Interno - e almeno un militante del partito delle Regioni del presidente Viktor Ianukovich, una cui sede è stata presa d'assalto da manipoli di oppositori estremisti. Non meno di 12 delle altre 13 persone decedute dovrebbero invece essere manifestanti antigovernativi.

Le violenze sono scoppiate ieri mattina, quando un cordone di agenti ha impedito a un corteo di migliaia di dimostranti di avvicinarsi al parlamento, dove si sarebbe dovuta discutere una riforma costituzionale chiesta dall'opposizione per ridurre i poteri del presidente. Non è chiaro chi abbia iniziato gli scontri. Fatto sta che i combattimenti si sono presto propagati in altri punti del centro di Kiev. Quelli più violenti sono avvenuti proprio davanti al parlamento. La polizia si è aperta un varco tra le barricate a forza di manganellate e fucilate (per lo più con proiettili di gomma) arrivando fino alle porte del "fortino" di Maidan. Gli agenti sono però accusati di aver usato anche fucili caricati con proiettili convenzionali. Secondo il direttore sanitario del centro medico degli insorti, uno dei manifestanti morti è stato colpito alla testa da un colpo d'arma da fuoco. D'altra parte, anche gli insorti sono accusati di usare armi da fuoco.

Nelle violenze si registrano circa 180 agenti feriti, 157 dei quali ricoverati in ospedale. I feriti tra i manifestanti, invece, secondo l'opposizione sono più di 150. In serata, poco prima dell'attacco della polizia a Maidan, un gruppetto di insorti ha occupato nuovamente il municipio di Kiev, sgomberato domenica scorsa dai dimostranti per permettere l'entrata in vigore di un'amnistia.

La situazione in Ucraina rischia di sprofondare in una guerra civile, e violenze si segnalano anche in alcune città dell'Ucraina occidentale, tra cui Leopoli, roccaforte dell'opposizione più nazionalista, dove circa 5.000 insorti si sono impossessati di un deposito di armi. Nella notte è infine arrivata la notizia di due agenti della polizia stradale uccisi a colpi d'arma da fuoco a Kiev mentre inseguivano "un'auto con dei presunti criminali", ma non è chiaro se gli omicidi siano da collegare alle violenze tra polizia e manifestanti.

Condanne delle violenze sono arrivate intanto dal segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, dal capo della diplomazia Ue, Catherine Ashton, dalla Casa Bianca, dalla Nato. Mentre Mosca accusa l'Occidente: il ritorno della violenza nelle strade di Kiev è il "risultato diretto" della politica di Usa-Ue, ha affermato il ministero degli Esteri russo in una nota. Si è concluso con un buco nell'acqua il tentativo dell'ex pugile Vitali Klitschko, voce moderata della leadership dell'opposizione, di convincere Ianukovich a fermare le violenze durante un incontro notturno nel palazzo presidenziale. (ANSA)

fonte: wallstreetitalia.com

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