SOMIGLIANZA CEREBRALE TRA UOMINI E MACACHI

La struttura anatomica delle aree cerebrali che nel cervello umano elaborano il linguaggio e altre funzioni cognitive superiori si ritrova con un notevole grado di somiglianza nel macaco: lo rivela un'analisi comparativa di una serie di scansioni di risonanza magnetica. Emergono notevoli differenze invece nelle aree che controllano la pianificazione strategica, la decisione e il multitasking, e in quelle che consentono l'elaborazione delle informazioni uditive (red)

Il cervello umano ha una struttura peculiare, soprattutto nelle sue parti evolutivamente più recenti come la corteccia. Eppure molte aree specifiche si possono ritrovare, con notevoli somiglianze, negli altri primati (© Fernando Da Cunha /BSIP/Corbis)
Gli esseri umani e gli altri primati hanno un sorprendente grado di somiglianza nell'organizzazione delle regioni cerebrali che nell'uomo controllano il linguaggio e altri processi di pensiero di ordine superiore. Esistono tuttavia differenze anatomiche in aree che sovrintendono la pianificazione strategica e la decisione, oltre a specifiche capacità, come il multitasking. È quanto emerge da una nuova ricerca pubblicata sulla rivista “Neuron” a prima firma Franz-Xaver Neubert dell'Università di Oxford, nel Regno Unito.

La ricerca ha avuto come oggetto la corteccia frontale ventrolaterale, che nell'uomo sovrintende a capacità cognitive come il linguaggio o i processi decisionali. Attualmente, alcuni studiosi ritengono che per sviluppare queste capacità gli esseri umani abbiano dovuto evolvere un apparato neurale completamente nuovo, mentre altri ritengono che i precursori di questi sistemi specializzati possano essere già presenti in altri primati.

I risultati di Neubert, che ha sottoposto a risonanza magnetica cerebrale 25 volontari e 25 macachi, favoriscono la seconda ipotesi. Le scansioni mostrano infatti che l'architettura complessiva e lo schema di connessioni della corteccia frontale ventrolaterale sono entrambe molto simili negli uomini e nelle scimmie. La corrispondenza di organizzazione neuronale tra le due specie riguarda in particolare 11 delle 12 sottoaree della regione.

Questa somiglianza non può che condurre alla conclusione che si tratta di un apparato neurale filogeneticamente antico, che si è conservato durante l'evoluzione dei primati, e che solo successivamente ha acquisito le funzioni che ha ora nell'essere umano.

Di notevole rilevanza il fatto che alcune delle regioni cerebrali riscontrate in entrambe le specie sono coinvolte in disturbi psichiatrici come il disturbo da iperattività e deficit di attenzione (ADHD), il disturbo ossessivo compulsivo e l'abuso di sostanze. Questa circostanza, sostengono gli autori, potrebbe rivelarsi utile per avere una migliore comprensione di questi disturbi ed eventualmente per elaborare nuove strategie terapeutiche.

Lo studio però ha permesso anche di evidenziare notevoli differenze in una delle 12 sottoaree, il polo frontale della corteccia prefrontale, deputato all'elaborazione dei dati che consentono la pianificazione strategica, la decisione e specifici compiti come il multitasking, e che non sembra avere un corrispettivo nel cervello dei macachi.

Un'altra differenza rilevata nello studio riguarda le connessioni della corteccia frontale ventrolaterale con altre aree cerebrali che sovrintendono all'elaborazione delle informazioni uditive.

“Questa differenza potrebbe spiegare perché le scimmie ottengono pessimi risultati in alcuni compiti uditivi e consente d'ipotizzare che il modo in cui utilizziamo le informazioni uditive per prendere decisioni è una peculiarità umana", ha sottolineato Neubert.

fonte: lescienze.it

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