IL VIDEO DELLA FALSA DECAPITAZIONE: giornalista USA "made in Hollywood?"

Analisi del video sulla decapitazione del giornalista, americano in Siria.

(Il video contiene alcune immagini forti, che sono preannunciate da un triangolo rosso)




Testo del video:

Sono trascorse meno di 48 ore dalla notizia, e quello dell'uccisione di James Foley è già passato alla storia come "il video della decapitazione".

In realtà, nel video non c'è nessuna decapitazione. C'è un uomo decapitato, questo sì. Ma come sia avvenuta questa decapitazione, nessuno è in grado di saperlo.

Tutto ciò che si vede nel video è il presunto killer che avvicina il coltello alla gola di Foley e inizia a muoverlo. Poi c'è una dissolvenza in nero, e ci ritroviamo direttamente all'immagine del cadavere di Foley, già decapitato, con la testa appoggiata sulla schiena. [...]

Un'immagine, fra l'altro, che ricorda fin troppo da vicino un'altra decapitazione, quella di Nicholas Berg, avvenuta in Iraq una decina di anni fa. Anche in quel caso, come vedremo in seguito, era nato il sospetto che si trattasse di una macabra messa in scena, il cui scopo non fosse affatto quello di incutere paura agli americani, per farli desistere dai loro piani di invasione in Iraq, ma anzi di scatenare nell'opinione pubblica occidentale un'ondata di indignazione tale da giustificare in pieno proprio quell'invasione.

Ma andiamo con ordine. Il video di James Foley dura in totale 4 minuti e trenta. Il primo minuto e mezzo è dedicato interamente ad un intervento di Obama, nel quale il presidente americano annunciava al pubblico la sua intenzione di bombardare i militanti dell'ISIS, se avessero proseguito nella loro avanzata in Iraq.

Dopodichè il filmato ci mostra un effettivo attacco aereo da parte degli americani di postazioni dell'ISIS.

Dopo questa lunga premessa, arriva finalmente il "Message to America, il messaggio all'America, che viene comunicato al pubblico prima per bocca dello stesso Foley, e poi dal suo presunto carnefice.

Nella sua dichiarazione, sostanzialmente, Foley dice che ciò che sta per accadergli avviene per colpa del suo vero assassino, e cioè lo stesso governo americano.

Dopodichè parla il presunto killer. Con un perfetto accento inglese questo personaggio fa la solita sparata propagandistica, piena di luoghi comuni contro gli stati uniti ed a favore del califfato. Una cosa va chiarita bene: questo non è un arabo che parli bene l'inglese, questo è chiaramente un madrelingua. Oppure un arabo che ha studiato ad Oxford fino al giorno prima.

Alla fine del suo discorso l'uomo si mette alle spalle di Foley, e compie il gesto di tagliargli la gola. Ma interviene, come abbiamo detto, la provvidenziale dissolvenza in nero, che ci porta direttamente all'immagine di Foley già morto e decapitato.

In chiusura ricompare l'uomo in nero, senza un solo schizzo di sangue addosso, che lancia una nuova minaccia contro Obama.

Questo video suggerisce diverse riflessioni. La prima è che non si comprende perchè i suoi autori abbiano ritenuto necessario far rivedere al mondo le dichiarazioni di Obama. Lo sanno tutti che gli americani stanno bombardando le postazioni dell'ISIS, e dal loro punto di vista non c'era nessun bisogno di ricordarlo al mondo. Se invece il video fosse stato fatto, ad esempio, da qualcuno della CIA, allora ecco che scatta il classico meccanismo dell'excusatio non petita. E cioè l'uomo della CIA, che costruisce questo video ad arte, con l'intenzione di mostrare al mondo quanto siano crudeli questi jihadisti, sente certamente il bisogno di aggiungere una giustificazione da parte loro, e quindi fa rivedere al mondo le dichiarazioni di Obama.

Lo stesso meccanismo sembra entrare in funzione quando il video mostra un attacco aereo da parte dei droni americani. Questo è un attacco aereo visto dagli americani, e non dagli islamici. Se davvero gli islamici avessero voluto denunciare al mondo l'aggressione americana, avrebbero mostrato delle fotografie - magari anche false - di donne e bambini con il corpo dilaniato dalle bombe americane.

In fondo, è quello che fanno i palestinesi, quando vogliono mostrare al mondo la crudeltà degli attacchi israeliani dal cielo. Mostrano le conseguenze, e cioè le immagini dei loro bambini ammazzati e dilaniati, non mostrano le immagini dal cielo delle bombe che cadono.

Invece qui, si mostra l'attacco dal punto di vista americano, e l'errore psicologico sembra addirittura accentuato dal bisogno degli autori di aggiungere la scritta "Aggressione americana contro lo stato islamico". Se gli autori fossero stati dei veri islamici avrebbero scritto casomai "questa bomba americana ha ucciso 40 civili innocenti". Avrebbe cioè, nuovamente, raccontato il fatto dal loro punto di vista, e non da quello americano.

Poi c'è la parte forse più indicativa di tutte, nel filmato, e cioè il titolo "A message to America". Guardate com'è esteticamente raffinato questo titolo, con la spaziatura delle lettere che bilancia addirittura alla perfezione la riga superiore con quella inferiore. Sembra il titolo di un megafilm di Hollywood, e non certo un titolo qualunque messo insieme nel deserto da un guerrigliero sprovveduto. Guardate, c'è addirittura la leziosità dell'animazione delle lettere, al suo interno. Anche la prima parte del video era piena di trucchetti in stile Hollywood. Guardate che carine queste transizioni fra scena e scena, tipiche dei montaggi più raffinati. Oppure guardate questi falsi disturbi che sono stati aggiunti al segnale video. Si tratta in realtà di un filtro che fa l'effetto TV, esattamente come è un filtro a creare l'impressione delle linee televisive sul monitor. Ma che bisogno c'era di aggiungere questi effetti, ci si domanda, se lo scopo era solo quello di ricordare al mondo l'aggressione da parte americana dei militanti dell'ISIS?

Chi può sentire il bisogno di dare a queste immagini un maggiore "effetto TV", per renderle più convincenti? Un grezzo guerrigliero islamico, oppure un raffinato montatore di Hollywood?

Veniamo ora al cuore della questione. Perchè la decapitazione non ci viene mostrata? Se davvero lo scopo era quello di spaventare a morte gli americani, non c'era niente di meglio che far vedere Foley che si dimena urlante di dolore, mentre il suo killer gli taglia la gola con schizzi di sangue che vanno dappertutto.

Se invece guardiamo con attenzione le immagini, vediamo che il killer non affonda affatto il coltello nella gola, tant'è che lo muove avanti e indietro per 5 o 6 volte senza che esca un solo schizzo di sangue.

E' chiaro quindi che ci fosse fin dall'inizio l'intenzione di montare una macabra messa in scena, ad uso del consumatore. In tutta probabilità Foley è stato prima ucciso in un altro modo, e poi decapitato quando era già cadavere. Esattamente come era successo a Nick Berg. Mentre i suoi sicari si accaniscono per tagliargli la testa, si vede chiaramente che Berg è già morto. Non solo il suo corpo non si agita minimamente, ma non c'è nessuno schizzo di sangue vistoso che vada ad imbrattare le pareti o i corpi stessi dei suoi assassini.

A questo punto ci si domanda: perchè voler apparire al mondo come degli spietati tagliagole, capaci di segare di netto la testa ad una persona ancora viva, quando in realtà si vede chiaramente che si tratta di una finzione? Come dicevamo prima, se lo scopo era davvero quello di terrorizzare gli americani, al punto da farli rinunciare ai bombardamenti sull'ISIS, allora sarebbe stato più utile mostrare lo sgozzamento dal vivo, in diretta.

Se invece si vuole solo scatenare un'ondata di indignazione, per giustificare agli occhi dell'occidente la continuazione, e magari anche l'escalation, degli attacchi militari in Iraq, allora la messinscena era la soluzione ideale. Ed infatti, non è forse un caso che proprio ieri il governo italiano abbia autorizzato l'invio di armi ai militari curdi. La stessa cosa hanno appena fatto Inghilterra, Francia e Germania. Se poi guardiamo ai commenti sulla TV americana del giorno dopo, ne abbiamo una piena conferma.

Avete visto com'è semplice? Problema, reazione, soluzione.

Potete anche scaricare il video originale qui.

Massimo Mazzucco

fonte: luogocomune.net

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