Pasquale Marsico, inventa il brevetto per creare energia a impatto zero. Perchè in 14 anni nessuno gli risponde?

Il sogno di un perito industriale di 85 anni

Pasquale Marsico, classe 1929, è un perito industriale, in pensione, titolare di un brevetto per invenzione industriale rilasciato nel 1999. Da quel brevetto il signor Marsico ha realizzato un primo prototipo, un collettore solare per la creazione di energia a impatto zero utile alla creazione di aria calda per integrazione riscaldamento e acqua calda sanitaria senza uso di antigelo. L'impianto viene provato e approvato con diversi attestati tecnici, è quindi pronto per l'immissione in produzione

Pasquale Marsico
Il collettore Super Eco presenta notevoli caratteristiche d'innovazione, tra le quali, un consumo di energia elettrica davvero irrisorio, considerato il suo utilizzo, e un costo di manutenzione praticamente nullo. Come risulta da perizie che lo stesso inventore ha affidato a esperti del settore. Eppure rimane tutto chiuso in un cassetto. “Pur essendo un impianto che avrebbe potuto attirare un minimo di curiosità- ci racconta Pasquale- non ho ricevuto alcuna risposta".

Pasquale pensava che la sua creazione, da lui proposta per fini no profit, avrebbe potuto contribuire allo sviluppo e alla creazione di posti di lavoro nella sua Basilicata. Lo pensava seriamente quando, invece di godersi la pensione, si è messo a studiare per progettare e realizzare il collettore SuperEco. I fatti però sono andati diversamente. Suo malgrado. E per questo non si dà pace lui che è abituato a non stare con le mani in mano. Tant'è che per dare concretezza al progetto ha dovuto attingere ai suoi magrissimi risparmi di lavoratore. "Nel 2005- spiega- ho costruito un prototipo che alle prove ha superato, con grande soddisfazione, le mie aspettative. Ma nonostante tutto nessuno ha voluto prenderlo in considerazione".

Il perito però non si è arreso fino a quando è riuscito a trovare una piccola azienda che, compresa la validità dell'impianto, ha costruito un suo prototipo che alle prove ha confermato i risultati del primo modello costruito dal signor Marsico. Purtroppo però, l'azienda, essendo a corto di liquidità, ha chiesto un patrocinio alla Regione Basilicata, al Comune e alla Provincia di Potenza. "Ma quelli non si sono letti nemmeno le carte che gli avevamo mandato in cui si spiegava in modo dettagliato tutto il progetto". Nel 2009 Marsico, avendo preso visione della possibilità offerta dal Pragamma Quadro competitività ed Innovazione di Unioncamere deposita all'attenzione del direttore della Camera di Commercio di Potenza un protocollo. Il silenzio è assordante. Eppure solo un anno dopo anche l'associazione Paea, (diffonde e sostiene iniziative che promuovano un reale miglioramento della qualità della vita nel rispetto dell'ambiente) ne attesta la validità con un articolo sulla rivista Casa Energia dell'aprile 2010.

Pasquale, come dimostrano le tante istanze protocollate presso vari enti regionali, e non, ha sottoposto il suo progetto all'attenzione di tutti: dal presidente della Regione Basilicata, alla Provincia di Potenza, alla Camera di Commercio, ai sindacati, a Basilicata Innovazione, al Ministero. Ma nessuna risposta, nessun interessamento è arrivato. Della questione, nel 2009, viene investito anche il Difensore civico il quale a sua volta scrive al dirigente del Dipartimento regionale Attività produttive della Regione Basilicata pregandolo di “disporre perché l'ufficio competente valuti la proposta di Marsico e gli fornisca una risposta”. Quella risposta arriverà: “Il brevetto in questione non rientra in ogni caso nelle specifiche competenze di questo ufficio”. "E di cosa si occupa allora un Dipartimento alle Attività produttive?" si chiede Pasquale. "Se fossi stato più giovane- ammette amareggiato- me ne sarei andato al Nord, forse lì qualcuno avrebbe preso in considerazione la mia proposta".

Il signor Marsico proprio non si spiega perché nonostante in Basilicata si parli tanto di sviluppo e innovazione non si faccia poi nulla di concreto per metterli in pratica. "Ciarle, solo ciarle. Slogan. Per cominciare- dice Pasquale- sarebbe bastato un capannone sgangherato e qualche centinaio di migliaia di euro. Eppure di capannoni dismessi in Basilicata ce ne sono. Così come di soldi pubblici sperperati qua e là senza alcun risultato. Ma evidentemente- ammette- la possibilità di creare un'azienda e dare lavoro, ai nostri amministratori non interessa. Altrimenti in tanti anni anche uno solo di loro avrebbe risposto alle mie istanze". Senza risposta anche il plico inviato al Ministero. Pasquale ha perso ormai il conto di quante richieste ha inviato alle istituzioni dal 2000. Quello che è certo che in tutti questi anni nessuno si è degnato di prendere in considerazione un'invenzione che avrebbe potuto portare sviluppo, occupazione e rispetto per l'ambiente in una regione dove questi tre elementi latitano. "Si saranno dimenticati, gli sarà sfuggito e quindi mi auguro che ritornino sui loro passi, prendano in considerazione la documentazione che ho presentato. L'obiettivo unico è finalmente concretizzare coinvolgendo i principali interessati e i potenziali promotori, il sindacato in primis, a cui ho inviato tre raccomandate senza esito alcuno". Nessuna intenzione di mollare dunque, nemmeno adesso che ha 85 anni e che potrebbe godersi il meritato riposo dopo una vita passata a lavorare, a progettare a studiare. "Ho speso tutta la vita per questo progetto-aggiunge- e adesso chiedo ai diretti interlocutori di farsi vivi. Se è vero che c'è fame di lavoro si facciano vivi sindacati, Regione, Provincia, Comune. Creiamolo il lavoro, proviamoci". La sua voglia di non darsi per vinto è disarmante. Sarebbe bello che il suo progetto ricevesse finalmente l'attenzione che merita e perché no, fosse affidato ai tanti cervelli lucani che oggi sono costretti a guardare oltre i confini della loro terra per trovare un futuro. Sarebbe un sogno che si realizza dopo essere rimasto per tanti anni in un cassetto tenuto debitamente chiuso dall'indifferenza di chi chi ogni giorno grida al mondo slogan contro la disoccupazione e la mancanza di sviluppo. "Non siamo facchini di questo Paese- conclude Paquale- siamo teste pensanti, siamo mani che mettono in pratica, che sudano per portare il pane a casa e per mantenere le istituzioni che però rimangono mute alle nostre richieste d'ascolto". C'è da scommeterci, uno così, che abbia 85 anni o 25 non si da' per vinto.

Mar, 21/10/2014 - 18:13

di Giusi Cavallo

fonte: basilicata.basilicata24.it

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