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MIELE: ecco perchè non lo mangiamo

CIBO SPECIE-SPECIFICO PER INSETTI
Ovunque nella natura, ogni animale è equipaggiato nel modo migliore al fine di potersi procurare l'alimento a lui più congeniale. Lo stesso dicasi dell'uomo che, come natura costituzionale, si colloca certamente tra i primati superiori, che sono frugivori. L'uomo è quindi un mangiatore di FRUTTA, l’alimentazione granivora e carnivora, ma anche il cibarsi di qualsiasi altro alimento diverso da frutta rappresenta dunque una vera e propria deviazione. Per l'uomo è anatomicamente IMPOSSIBILE nutrirsi di ciò che è contenuto nel FIORE come fanno le api. Secondo quanto è stato dimostrato con l'anatomia comparata ogni animale ha il suo cibo specie specifico e l'uomo non sfugge a questa regola:
L’uomo sembra fatto per nutrirsi principalmente di frutta, radici e altre parti succulente (ricche d’acqua) dei vegetali. Le sue mani gli consentono facilmente di cogliere tutto ciò; d’altro canto, le sue mascelle corte e di forza media, i suoi canini uguali (di pari lunghezza) agli altri denti e i suoi molari a forma di tubero non gli permetterebbero né di brucare l’erba né di divorare la carne, a meno che egli non renda questi cibi commestibili attraverso la cottura.
Georges Cuvier, fondatore dell'anatomia comparata.


Ne consegue che l'uomo è INADATTO a nutrirsi di erba e di carne, ma anche di cibo per insetti (polline, nettare, miele e pappa reale) a causa della sua struttura anatomica e fisiologica. 

LE API
L’Apis mellifera possiede un sistema nervoso sviluppato, la capacità di provare dolore e un’intelligenza che le permette, ad esempio, di costruire le celle basandosi sulla percezione dei campi gravitazionale e magnetico terrestri.
Comunica mediante i suoni prodotti dalle vibrazioni delle ali, l’emissione di feromoni e un complesso linguaggio basato su danze, tramite il quale è in grado, ad esempio, di dirigere la colonia verso il cibo, specificandone qualità, distanza ed esatta locazione.

Apis Mellifera
Prima di uccidere questi animali, l’industria li sottopone a manipolazioni continue, regimi alimentari forzati e innaturali, inseminazione artificiale, trasporti spossanti e vivisezione.
Gli apicoltori non si limitano a sottrarre alle api il miele prodotto in eccesso; al contrario, spesso si estrae tutto quello immagazzinato nel periodo estivo e si nutrono le colonie con sciroppo di zucchero per tutto l’inverno.

Questo non è un equivalente adeguato della dieta naturale delle api, delle quali abbassa infatti la durata della vita, esponendole a diverse malattie. Per questo motivo, allo zucchero vengono spesso aggiunti diversi antibiotici (tetraciclina, terramicina, ecc) che espongono le colonie selvatiche ad un maggior rischio di contrarre le malattie stesse.

In presenza di contagi per i quali non si conoscano trattamenti efficaci – gli apicoltori incendiano gli alveari.
Le pratiche di fumigazione eliminano la perdita del’alveare: permettono, infatti, di avvelenare le api con cianuro.

Altri apicultori distruggono gli alveari prima che sopraggiunga l’inverno – altrimenti, circa 60 libbre di miele verrebbero consumate dalla colonia, rendendone l’allevamento piu’ costoso dell’acquisto di un nuova colonia a fine inverno.

Per far abbandonare l’alveare, lo si puo’ anche scuotere con forza o irrorarlo con potenti getti d’aria.
Durante queste operazioni è facile che ali e zampe vengano distrutte.
Per impedire alle regine di sciamare, si bloccano loro le ali.
Per estrarne più facilmente il miele, spesso si riscalda l’alveare.
Le api, spinte dal calore, volano verso un uscita, dove vengono catturate in un cono metallico o in un bee escape.
In mancanza di uscite, per eliminare le api fuggitive si usa una griglia elettrica.
Quando due colonie vengono mischiate, la regina di quella più debole viene uccisa.
Uno dei più evidenti segnali della sofferenza implicita nell’allevamento delle api è la la difesa dell’alveare che mettono in atto pungendo gli apicultori.
Questo avviene nonostante essi usino il fumo per farle calmare (previene agitazioni della colonia, mascherando il feromone che le api rilasciano per dare l’allarme in situazioni di pericolo).

Per confinare le api lontano dall’area nella quale hanno raccolto il miele, si usano apposite trappole.
Nel processo di verifica delle condizioni dell’alveare e di estrazione del miele, anche il più attento degli apicultori non potrà fare a meno di calpestare e uccidere incidentalmente un buon numero di api.
Le regine vengono soppresse ogni due anni (in natura vivono fino a cinque), quando la loro capacità di deporre uova declina – rendendone il mantenimento economicamente svantaggioso.
La loro inseminazione artificiale provoca la morte del maschio; il metodo più diffuso per ottenere lo sperma, infatti, consiste nella decapitazione di quest’ultimo (quando la testa viene staccata, il sistema nervoso centrale riceve un impulso elettrico, che provoca eccitazione sessuale).
A volte, testa e torace del maschio vengono schiacciati per provocare l’uscita dell’endofallo.
Lo sperma di diversi esemplari viene raccolto e l’inseminazione della regina, anestetizzata con ossido di carbonio, avviene all’interno di un apposito contenitore tubulare. Per aprire la vagina ed iniettarvi il seme, vengono adoperati microscopici uncini.

I PRODOTTI DELLO SFRUTTAMENTO DELLE API

I dubbi benefici dei prodotti delle api non ne giustificherebbero comunque lo sfruttamento: sono tutti sostituibili con sostanze di origine non animale e dalla comprovata validità: sciroppo di riso, malto d’orzo, malto di sorgo, succhi concentrati di frutta, zucchero di canna non raffinato, zucchero di barbabietola, succo d’acero, sciroppo d’acero (a quest’ultimo – oltre a coloranti e aromi artificiali – i grossi produttori aggiungono talvolta del lardo, durante la processazione, per minimizzarne la spumatura).
MIELE: Il miele è il vomito dell’ape.
Ingoiato il nettare, essa lo rigetta e vi aggiunge enzimi mescolandolo con le proprie secrezioni digestive.
La mistura viene poi rigurgitata, per essere ulteriormente digerita da altre api. Non contiene sostanze nutritive rilevanti per l’alimentazione umana.
Le sue modeste quantità di enzimi vengono generalmente disattivate durante la pastorizzazione o in caso di esposizione al sole.
In US, si è cercato di dimostrare con prove di laboratorio che il consumo di miele aiuta a contrastare le allergie, ma esso ha dimostrato un efficacia minima.
Anche il tentativo della Consumer’s Association di dimostrare che il miele abbia proprietà terapeutiche è fallito.
Al contrario, esistono ottime ragioni per non consumarlo: le modalità dello sfruttamento delle api e i danni che può arrecare alla nostra salute.
Il consumo di miele e pappa reale viene sconsigliato alle persone sofferenti d’asma o allergie e soprattutto ai bambini d’età inferiore ai 12 mesi: il loro sistema digestivo, infatti, non è in grado di interagire con le spore batteriche potenzialmente presenti in esso o – peggio – con la possibile contaminazione da bacterium clostridium botulinum, responsabile di un terzo dei casi di botulismo infantile.
Oltre a liquidi di piante diverse dal propoli, bisogna tener presente che le api possono raccogliere anche sostanze adesive e vernici – i pesticidi che possono trovarsi nel miele includono: cipermetrina, deltametrina, Dieldrin, fenvalerato e pirimifosmetil.

CERA
È la secrezione con la quale le api costruiscono gli alveari.
Viene usata dall’uomo nella produzione di cosmetici, farmaci, vernici, candele e alcuni tipi di carta.

VELENO
Per raccoglierlo, si stende una membrana elettrificata di fronte all’alveare.
Quando le api la toccano, ne ricevono una scossa alla quale reagiscono pungendola (morendo); il veleno che depositano in questo modo, viene commercializzato in virtù di indimostrate virtù curative.

POLLINE
Può risultare più nutriente di altri cibi soltanto se ingerito in quantità nell’ordine di qualche chilo.

PAPPA REALE
Costituisce la sola fonte di sostentamento dell’ape regina – e ciò che le permette di diventare tale. Rispetto a 500 mg di pappa reale, 30 grammi di cornflakes contengono 30 volte più tiamina e riboflavina, 90 volte più niacina e circa 400 volte più acido folico. (Guardian 9.4.91.)
Non esiste seria ricerca medica che abbia dimostrato effetti terapeutici nel consumo di pappa reale: sarebbero del resto improbabili perchè la sua composizione non contiene nulla di particolare.

PROPOLI
Usato come ”antisettico” e come colla.
È una resina che le api raccolgono dagli alberi e usano per tappare i buchi dell’alveari.
Per loro è anche un antibiotico, un antivirale e un funghicida naturale, mentre dagli umani viene usato per ”curare” infezioni gengivali e mal di gola o come ”integratore” alimentare.

IMPOLLINAZIONE
Il valore monetario dell’impollinazione è stimato in Italia in oltre tremila miliardi.
Permette, inatti, la fecondazione delle piante entomofile, cioè della maggior parte di quelle agrarie (frutticole, orticole, da foraggio ), sia spontanee che coltivate.
L’industria, tuttavia, sta cercando di creare api modificate geneticamente, capaci di impollinare anche quei tipi di piante che, in natura, verrebbero impollinati da api selvatiche e altri insetti – che stanno però scomparendo, a causa dell’inquinamento provocato da pesticidi, allevamenti intensivi e sviluppo edilizio.
Non si creda che l’impollinazione portata avanti dalle api domestiche possa essere ecologicamente benefica; nelle condizioni create dall’uomo, è invece dannosa. I programmi governativi, infatti, sono centrati solo sulla protezione delle api bottinatrici di tipo europeo.
La varroe ha quindi sterminato un gran numero di api selvatiche, riducendone il numero del 50 percento rispetto alla decade scorsa.
In US, non ci sono mai state precedentemente così poche api.
Solo una piccola percentuale dei pesticidi, infatti, raggiunge il proprio obiettivo, mentre la gran parte penetra nelle zone limitrofe, uccidendo milioni di api selvatiche.
È incalcolabile il numero di insetti utili che viene esposto ai pesticidi.
Una compagnia olandese ha cercato di sostituire il lavoro delle api utilizzando alcuni suoi impiegati forniti di appositi forconi elettrificati, ma i costi sono risultati eccessivi e il lavoro umano non paragonabile qualitativamente a quello svolto dalle api.
Mentre si finanzia una ricerca della quale beneficeranno soltanto gli apicoltori, si continuano ad ignorare le caratteristiche dell’habitat idoneo alla maggior parte delle api selvatiche.
A fronte dei miliardi investiti in tecnologie volte ad aumentare la produzione alimentare, si rinuncia a proteggere le api selvatiche e gli altri impollinatori che hanno efficacemente svolto il loro utilissimo compito per secoli.
Le api sono poi sfruttate anche nell’ambito della vivisezione e della biotecnologia; la maggior parte degli esperimenti cui vengono sottoposte ha lo scopo di sviluppare alveari che producano più miele e assicurino maggiori guadagni.
In Giappone vengono irradiate per rendere la loro puntura inoffensiva e per creare una specie priva di pungiglione.
Altre ricerche riguardano: effetti dei fitofarmaci, effetti dei feromoni sul sistema endocrino [13], regolazione del processo riproduttivo, trattamenti topici con ormone giovanile, restrizioni di movimento della regina, confinamento (per indurre la costruzione di cupolini e celle), costruzione di celle artificialmente indotta mediante eccesso di affollamento, test di tossicità acuta e residua degli antiparassitari, effetti di diverse diete, influenza del fotoperiodo e del termoperiodo sui ritmi di volo e per l’induzione della diapausa producono sieri antiveleno utilizzando i corpi stessi delle api.
Il governo sudamericano ha finanziato nel 1956 l’ introduzione nel Paese dell’ Apis mellifera scutellata, originaria del Sudafrica, per ottenere un ibrido che assommasse le qualità positive delle razze europee e africana.
La fuga di 26 sciami di api africane determinò invece la nascita di una popolazione di api selvatiche ibride, nelle quali a prevalere sono le caratteristiche negative.
I media le hanno battezzate ‘api assassinè a causa dell’aggressività verso gli alveari di api europee, che riescono a sopprimere con estrema facilità.
Anche animali domestici e umani hanno pagato un alto prezzo per questo fallimento della bioingegneria: in Messico, dal 1986 al 1991 sono stati segnalati almeno 1.000 attacchi a persone, che hanno causato 58 decessi.
Si stima che attualmente, in US, queste api abbiano già ucciso più di 600 tra umani e altri animali, oltre alle centinaia di alveari ‘africanizzatì che vengono distrutti ogni anno.

INSEMINAZIONE ARTIFICIALE DELL’APE REGINA

Prima, la testa ed il torace dell’ape maschio vengono schiacciati


 Questo causa una contrazione dei muscoli addominali, e la fuoriuscita di parte dell’endofallo


 Il resto del corpo viene schiacciato per far uscire del tutto l’endofallo. Il seme di diverse api viene cosi’ prelevato e mischiato


L’ape regina viene tenuta ferma e anestetizzata in un apposito strumento. La vagina viene aperta utilizzando degli uncini


Infine il seme viene iniettato


SITUAZIONE IN ITALIA

La produzione italiana di miele va male, principalmente a causa di un acaro: la Varroa jacobsoni.
Recentemente, la seconda ondata di questo parassita ha decimato gli alveari in quasi tutte le regioni.
Come in US, anche nel nostro Paese si assiste all’insorgere di fenomeni di resistenza agli acaricidi piretroidi.
L’uso scorretto dell’Apistan ha già creato una Varroa resistente al fluvinate. Mentre si diffondono nuove forme virali apistiche, l’uso di acaricidi danneggia i prodotti dell’alveare, nei quali se ne accumulano le molecole tossiche.

Esiste inoltre la possibilità che gli operatori apistici scelgano prodotti non registrati o dotati di elevata tossicità anche per l’uomo. Ricordiamo che per il miele non esiste limite di legge, nazionale o internazionale, relativo al contenuto in metalli pesanti.
Può perciò contenere sia acaricidi che idrocarburi (organofosforati e organoclorurati, PCB) da inquinamento ambientale [17]. In corso di smielatura e invasettamento possono verificarsi contaminazioni da parte di agenti batterici e polvere.
Oltre a sostanze organiche ed inorganiche (insetti, covate o sabbia), diversi agenti contaminanti possono essere trasmessi alle sostanze prodotte nell’alveare attraverso l’adesione di particelle aereodisperse al corpo delle bottinatrici, la contaminazione del nettare e del polline per deposizione atmosferica, mediante trasporto linfatico nelle piante dopo l’assorbimento dal suolo o tramite l’ingestione di acqua inquinata da parte delle bottinatrici stesse. Cadmio e piombo in particolare, sono contaminanti ubiquitari, soggetti a rilevanti fenomeni di trasporto atmosferico a lungo raggio a seguito dell’emissione da parte di sorgenti locali.
L’utilizzo del miele come indicatore della radiocontaminazione ambientale è stato già proposto in letteratura in letteratura (Gilbert e Lisk, 1980; Tonelli et al., 1990; Fresquez et al., 1997) e viene descritto come particolarmente suscettibile all’accumulo di contaminanti.

L’attuale Direttiva comunitaria lascia inoltre aperta la strada a prodotti commercializzati senza indicazione d’origine geografica. Buona parte delle informazioni relative agli spettri pollinici dei mieli prodotti nelle varie parti del mondo non sono disponibili in letteratura e i sistemi informatizzati sono di uso ancora limitatissimo, non esistendo una banca dati sufficientemente estesa. Occorre ricordare che lo spettro pollinico di un miele può essere facilmente modificato nel corso della lavorazione, con finalità di frode – sia miscelando mieli diversi, sia eliminandone il polline con una filtrazione spinta.

Annate successive di raccolti molto scarsi nei Paesi a maggior produzione hanno portato ad una carenza di prodotto sul mercato e ad un aumento delle quotazioni all’ingrosso, che rendono le frodi ulteriormente probabili.
L’unico metodo che potrebbe dare risultati sicuri (lo spettrometro di massa), richiede attrezzature molto costose e sofisticate.
Attualmente, in Italia nessun laboratorio usa questo metodo sul miele in maniera routinaria.

Non mancano le aziende che utilizzano il miele che costa meno, quello classificato come ‘miele per l’industria (eccessivamente modificato a seguito di riscaldamento o conservazione prolungata).
Quando la materia prima viene elencata nella lista degli ingredienti sulla confezione dei prodotti finiti, anche il peggiore dei mieli per industria, fermentato, cotto e con sapore sgradevole, viene però riabilitato e compare come ‘miele tout-court.

Da quando la Cina è diventata uno dei maggiori fornitori di miele della UE, la vendita di miele per l’industria come ‘miele è diventata estremamente comune; presenta sempre segni di una pregressa fermentazione e valori di ferro da 2 a 10 volte maggiori rispetto ai valori normalmente riscontrati nel prodotto di altre origini, dovuta al contatto con recipienti non idonei.
1 su 3 dei prodotti venduti in Italia è importato dalla Cina, mentre un’indagine svolta in italia nel 1996 ha evidenziato che il 13% dei prodotti presenta irregolarità dal punto di vista della rispondenza alla denominazione botanica.

L’Osservatorio Nazionale della Produzione e del Mercato del miele ha svolto uno studio per stimare le caratteristiche del miele offerto dalla grande distribuzione; queste le conclusioni: “Dei consumatori che acquistano miele attraverso la grande distribuzione organizzata … 1 ogni 3 viene ingannato, 1 ogni 4 acquista un miele che andrebbe bene per l’uso di cucina ma non è adatto al consumo diretto in quanto presenta sapore di fermentazione e 1 ogni 9 non acquista miele ma un prodotto ottenuto per miscela con sostanze di origine industriale. … i prodotti fraudolenti vengano fabbricati anche nei paesi europei … La presenza sul mercato di una proporzione così elevata di prodotto difettoso o irregolare porta certamente a conseguenze drammatiche … per il consumatore …. verso un prodotto qualitativamente e organoletticamente scadente …. la causa primaria di una situazione tanto degradata è senza dubbio l’insufficiente disponibilità a livello mondiale di prodotto di buona qualità … Una legislazione insufficiente a tutelare il consumatore nei confronti delle falsificazioni e dell’uso abusivo delle denominazioni geografiche, botaniche e relative alla qualità”.

fonte: vegetariani-roma.it

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