Google Glass, indossando il futuro per le strade di Roma

In prova l'ultima versione degli occhialini iper connessi di Google, per adesso a disposizione di pochi sviluppatori nel mondo. Come funzionano, le potenzialità, i rischi e le cose da migliorare.

ROMA - Meno di un anno è passato da quando i Google Glass sono usciti per i pochi sviluppatori in giro per il mondo (usciranno nel 2014) e il gigante americano poche settimane fa ha aggiornato gli occhialini con delle importanti novità. La prima: gli occhiali che rappresentano la punta di diamante della nuova tecnologia indossabile diventano compatibili con le lenti graduate, ma la novità più importante riguarda l'hardware che viene rivisto e raggiunge prestazioni del 10% in più rispetto alla precedente versione. L'unica versione aggiornata dei pochi Glass presenti in Italia è quella che vi racconto in queste righe e nel filmato girato a spasso per Roma. I nuovi Google Glass, come nella versione precedente, devono essere collegati a uno smartphone per poter rendere al massimo: navigare in rete, fare chiamate e videochiamate, di aggiornare i propri sociali, inviare email o utilizzare Google Maps. A connettere questi due dispositivi ci pensa un'applicazione chiamata "MyGlass".



Il primo contatto. Quando li ho indossati per la prima volta, una decina di giorni fa, mi è sembrato molto difficile concentrarmi sul piccolo schermo che appare sopra l'occhio destro. Dopo i primi minuti, quasi naturalmente, l'occhio ha preso confidenza con quel micro-display che ci mostra l'orario e una scritta più piccola "Ok glass". Gli occhiali possono essere gestiti sia con i comandi vocali sia con il touchpad laterale. Ho pronunciato le parole "Ok glass"  e il menu è apparso su questi occhialini che dopo qualche ora di utilizzo finiscono per diventare comodi, forse anche grazie al peso ridotto fino all'osso (50 grammi).  Poi i comandi, in inglese per ora: "Take a picture" e gli occhiali scattano una foto con la fotocamera a 5mpx,  poi basta pronunciare "share" per condividerla su Google Plus o su Twitter, quest'ultima una delle poche applicazioni che Google consiglia di aggiungere.

Il primo giorno dei Glass è stato un test al chiuso nel centro commerciale di Roma Est. Qui ho visitato alcuni negozi di abbigliamento. Gli occhi dei clienti erano puntati su questi occhialini che hanno attirato molte domande dei curiosi. Qualcuno li conosceva già ("wow, quelli sono i Glass"). Nel frattempo io utilizzavo l'applicazione Evernote e tramite i Glass prendevo note degli articoli di mio interesse: un jeans e una maglia per l'inverno. Poi sono andato in un bar, era metà mattinata e mi sono arrivate le prime email della giornata. Ero indeciso se rispondere con lo smartphone o con i Glass, ma il test era importante. Ho preferito utilizzare i Glass, rispondendo alle mail utilizzando la funzione vocale (comprende per adesso solo l'inglese) ed i risultati sono stati ottimi. Poi mi sono lasciato andare e quasi non me ne accorgevo: mentre sorseggiavo il cappuccino rispondevo alle mail senza dover concentrare gli occhi sullo schermo, quindi in questo caso i Glass sono stati più comodi dello smartphone. Certo chi mi guardava restava perplesso vedendomi parlare da solo, tazza in mano. Finito il cappuccino, con un amico che mi ha accompagnato durante il test siamo andati al negozio Apple Store, passaggio quasi d'obbligo. Qui uno dei dipendenti ha voluto provare gli occhialini e ha confessato che gli piacerebbe acquistarli. Poi se ne sono aggiunti altri quattro colleghi tra prove e commenti sui Glass.

Usciti da Roma Est, ora di pranzo, abbiamo così scelto di fare un passaggio verso il centro: Re di Roma, vicino alla centralissima San Giovanni. I Glass, per necessità vanno in risparmio energetico. Ma quando sono in stand-by basta alzare il capo di circa 30° e si sbloccano mostrando sul menù "Ok Glass". Basta poi pronunciare "get directions to Re di Roma" e nello schermino compare la mappa accompagnata dai comandi vocali. Durante la guida in auto, i Glass non sono stati mai invasivi, un veloce sguardo per i dubbi prima degli svincoli, ma tutto è filato liscio. I Glass e il sensore hanno fatto le bizze sulla luminosità dello schermo e due volte nel tragitto ho avuto problemi con la lettura della mappa. Un'integrazione che va migliorata e resa più stabile. Dopo circa quattro ore di utilizzo a pieno regime i Google Glass si sono scaricati. Giusto in tempo per metterli nella custodia rigida e tornare a casa.

Nel fine settimana ho deciso di fare un test all'aperto e l'unica giornata di sole (con qualche nuvola) è comparsa proprio nell'ultimo weekend. Ho così deciso di girare il centro di Roma con i Glass e le lenti da sole che Google ti fornisce nella scatola. Con le lenti da sole i Glass ottengono una luminosità perfetta che non mi ha mai abbandonato durante il test. Mentre prendevo la metro e leggevo le ultime notizie dal The New York Times nello schermino ho notato che il vagone, solitamente sempre indaffarato nella routine quotidiana si era fermato per capire che diavoleria avessi addosso. Fino a quando una ragazza, presa dal coraggio mi ha chiesto: "Ma con questi ci vedi meglio?". Le ho spiegato a cosa servivano. Sorrisi.

Arrivato per via del Corso, improvvisamente ricevo una richiesta di hangout da parte di un amico a Londra. Gli hangout sono le videochiamate effettuate attraverso  Google. Accetto la chiamata: complice il 3G a pieno regime sullo schermino mi viene proiettata la webcam del mio amico che esclama: "Ehi ma non ti vedo, vedo una strada la gente, ma tu dove sei?". Ovvio che non poteva vedermi, i Glass hanno una videocamera frontale e lui vedeva esattamente quello che vedevo io. Una volta spiegato il motivo continuo la videochiamata, ma questa volta devo fermarmi perché concentrarsi sia sul video che sulla strada a piedi diventa difficile. Concluso l'hangout decido di registrare un video a Piazza del Popolo, completamente affollata e accompagnata dalla musica di qualche artista di strada. "Ok Glass, record a video". I video sono di massimo 10 secondi, ma possono diventare illimitati toccando durante la registrazione il touchpad laterale fino a riempire i 12.5 GB di memoria interna. Unico neo: quando il video comincia sembra sballare per qualche istante la curva dei colori.

E' ormai pomeriggio inoltrato: tra notizie, foto, video, mappe, chiamate ed email risposte è ora di riposarsi. Lo faccio a Piazza di Spagna sulla scalinata, quando all'improvviso divento oggetto per dei turisti cinesi che continuano a parlare tra di loro e scattarmi foto. Decido quindi di fare l'ultimo giro prima del rientro e lo faccio riguardando tutte le foto ed i video scattati in precedenza. Come nello smartphone la galleria scorre velocemente con quel tocco magico in più: diviso tra la realtà e lo schermo proiettato.

Lo confesso: più volte ho pensato "wow, forse questo è il futuro". Sì, forse, con tanti dubbi ma anche tanti buoni propositi. I dubbi, ovvero la paura di vedere tutte queste persone con degli strani occhiali che possono fotografarti, riprenderti senza che neanche tu possa accorgertene né opporti, in un mondo iperconnesso. Poi ci sono le potenzialità positive: una via per rivoluzionare la condivisione delle esperienze multimediali, un aiuto concreto per i disabili nella vita di tutti i giorni. I Glass secondo molti non sostituiranno gli smartphone, ma potrebbero diventare molto utili in campi specifici. Per parte mia posso solo dire che al momento sono un prodotto molto buono e dai tratti "rivoluzionari". Un prodotto che per trasportarti nel mondo della realtà aumentata ti chiede solo di pronunciare "ok glass".

di ANDREA STROPPA, Blogger ed esperto di sicurezza informatica

fonte: repubblica.it

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