Straordinari effetti del pensiero positivo sulla malattia organica

Per curarsi non ci si può affidare solamente ai farmaci: occorre anche aiutarsi con la propria mente e cioè con il pensiero positivo. La cosa non deve stupire: del resto da anni si conosce lo straordinario effetto del placebo, una pillola composta di sostanze inerti, che non hanno effetto curativo, ma che possono dare al paziente la sensazione di un miglioramento. Anche il modo di affrontare la malattia e di considerare la cura può influenzare moltissimo le risposte del corpo.


Si è visto che per moltissime malattie, dalla depressione al Parkinson, dalla osteoartrite alla sclerosi multipla, che la risposta al placebo è tutt’altro che immaginaria: prove cliniche hanno infatti mostrato cambiamenti misurabili, quali il rilascio di antidolorifici naturali, riduzione della pressione sanguigna o della frequenza cardiaca, potenziamento della risposta immunitaria, eccetera.

Si è sempre pensato che l’effetto placebo funzioni su persone ignare di utilizzare un farmaco che in realtà non ha nulla di curativo, ma un recente studio ha mostrato che l’effetto placebo può essere efficace anche in persone perfettamente consapevoli dell’uso del placebo.

Ted Kaptchuk della Harvard Medical School di Boston e colleghi hanno somministrato un placebo a pazienti con sindrome dell’intestino irritabile, dicendo loro che le pillole erano composte di sostanze inerti, come ad esempio semplice zucchero, ma spiegando che esse si erano mostrate efficaci nel miglioramento dei sintomi, in quanto capaci di avviare un processo di auto-guarigione mente-corpo. Pur conoscendo dunque che le pillole erano inerti, in media, i partecipanti all’esperimento hanno valutato i loro sintomi come moderatamente migliorati, cosa non accaduta invece al gruppo di controllo, che non aveva ricevuto pillole curative di alcun genere.

” Tutti pensavano che non sarebbe successo “, dice il co-autore Irving Kirsch dello studio, psicologo presso l’Università di Hull, il quale ritiene che la chiave dell’esperimento consista nel dare ai pazienti qualcosa in cui credere. Non si tratta insomma semplicemente di dire ai pazienti “ecco una pillola di zucchero”, ma spiegare loro perché dovrebbe funzionare, in un modo che essi reputino convincente.

Oltre ad avere implicazioni per la professione medica , lo studio fa pensare che molti potrebbero usare l’effetto placebo anche per convincere sé stessi che un cucchiaino di zucchero o un bicchiere d’acqua, per esempio, siano capaci di eliminare un mal di testa, o aumentare l’efficacia di tutti i farmaci che si assumono, semplicemente pensando che essi ci fanno bene. Kirsch consiglia di pensare al miglioramento desiderato e dire a sé stessi che qualcosa sta andando meglio.

Dirsi frasi positive, del tipo “tutto sta andando bene” può essere di aiuto per il proprio stato di salute. Del resto si sa da tempo che gli ottimisti recuperano meglio dopo un intervento chirurgico, hanno sistemi immunitari più sani e vivono più a lungo, anche quando soffrono di patologie quali il cancro, le malattie cardiache e l’insufficienza renale.

E’ noto che i pensieri negativi e gli stati ansiosi possono essere patologici. Lo stress, la convinzione di essere a rischio, innesca meccanismi fisiologici come la risposta “di attacco o di fuga”, mediata dal sistema nervoso simpatico. Queste risposte si sono evolute per proteggere gli esseri umani dal pericolo, ma se hanno frequenza e durata eccessive aumentano il rischio di patologie quali il diabete e la demenza.

Le credenze positive non funzionano solo per diminuire lo stress: hanno un effetto positivo perché fanno sentire sicuri e protetti e questa sensazione aiuta il corpo a mantenersi ed anche ad auto-ripararsi. Una recente analisi di diversi studi ha concluso che i benefici per la salute del pensiero positivo accadono indipendentemente dal danno causato dagli stati negativi causati da pessimismo o stress, e sono più o meno paragonabili ad essi in grandezza.

L’ottimismo sembra ridurre l’infiammazione ed i livelli di ormoni dello stress come il cortisolo. Può anche essere efficace nel ridurre la suscettibilità alla malattia migliorando l’attività del sistema nervoso simpatico e stimolando il sistema nervoso parasimpatico, che governa la risposta “rest and digest”, quella cioè che predispone il corpo al relax e alla serenità.

David Creswell della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, in Pennsylvania, ed i suoi colleghi hanno chiesto a degli studenti che affrontavano gli esami di scrivere brevi frasi relative ai loro punti di forza, come ad esempio la creatività o l’indipendenza del carattere. L’obiettivo era quello di aumentare il loro senso di autostima. Rispetto ad un gruppo di controllo, questi studenti che si erano aiutati nell’autostima, avevano più bassi livelli di adrenalina e di altri ormoni dello stress nelle urine al momento del loro esame. L’effetto era maggiore in coloro che erano inizialmente più preoccupati per i risultati degli esami.

Un atteggiamento positivo verso le altre persone può migliorare la salute, perché migliora le relazioni sociali e la qualità della vita in generale. Curare la solitudine non è meno importante dello smettere di fumare secondo Giovanni Cacioppo dell’Università di Chicago, che ha dedicato la sua carriera allo studio degli effetti dell’isolamento sociale.

“Si tratta probabilmente del risultato comportamentale più potente del mondo”, concorda Charles Raison della Emory University di Atlanta, in Georgia, il quale studia le interazioni mente-corpo. “Le persone che hanno una ricca vita sociale e relazioni calde e aperte con gli altri non si ammalano e vivono più a lungo”. Questo dipende anche dal fatto che le persone isolate non si curano sufficientemente di sé stesse.

Un altro modo per migliorare la propria salute utilizzando la mente è quello della meditazione. I monaci che meditano nella speranza di ottenere l’illuminazione spirituale migliorano anche la loro salute fisica. Studi su persone che praticano la meditazione mostrano che questi soggetti sono meno predisposti al cancro, alla depressione maggiore ed anche alla progressione dell’HIV.


Come l’interazione sociale, la meditazione funziona probabilmente in gran parte influenzando i percorsi di risposta allo stress. Le persone che meditano hanno livelli di cortisolo più bassi e uno studio ha mostrato dei cambiamenti nella amigdala, un’area del cervello coinvolta nella paura e nella risposta alla minaccia.

Studi di imaging mostrano che la meditazione causa cambiamenti strutturali nel cervello dopo appena 11 ore di pratica.

Peter Whorwell dell’Università di Manchester ha trascorso gran parte della sua vita professionale a studiare l’uso dell’ipnosi per curare una sola malattia: la sindrome dell’intestino irritabile. Whorwell insegna ai suoi pazienti come utilizzare le sensazioni visive o tattili o la sensazione di calore per immaginare il proprio intestino funzionare normalmente.

Whorwell ha dimostrato che sotto ipnosi alcuni pazienti con intestino irritabile possono ridurre le contrazioni del loro intestino, qualcosa che normalmente non riescono a fare a livello cosciente. La loro parete intestinale diventa anche meno sensibile al dolore. Il rovescio della medaglia è che alcune persone non rispondono all’ipnosi.

La maggior parte degli studi clinici suggeriscono che l’ipnosi possa essere utile nella gestione del dolore, dell’ansia, della depressione, dei disturbi del sonno, dei disturbi alimentari, dell’asma, della psoriasi e delle verruche. A volte possono essere efficaci anche alcune forme di auto-ipnosi, attraverso la concentrazione sul respiro.

In uno studio su 50 persone con cancro polmonare avanzato, coloro che avevano un’alta ” fede spirituale ” hanno reagito meglio alla chemioterapia e sono sopravvissuti più a lungo: più del 40 per cento erano ancora vivi dopo tre anni, rispetto a meno del 10 per cento delle persone non credenti.

La fede è stata associata a minori tassi di malattie cardiovascolari, di ictus, di ipertensione e disturbi metabolici, al migliore funzionamento del sistema immunitario e a risultati migliori per le infezioni come l’HIV e la meningite, riducendo anche il rischio di sviluppare il cancro.

I critici di questi studi, come Richard Sloan della Columbia University Medical Center di New York, sottolineano tuttavia che molti di questi studi sulla religione non tengono conto di altri fattori. Per esempio, le persone religiose hanno spesso uno stile di vita a basso rischio e tendono a godere di un forte sostegno sociale. In ogni caso, anche dopo aver controllato questi fattori, la “religiosità/spiritualità” sembra avere un effetto protettivo (anche se, va detto, pubblicazioni che indicano risultati non concordanti con questa linea troverebbero un editore disposto a pubblicarle…).

Anche con la religione funziona l’effetto placebo: confidare in qualche divinità può essere efficace come credere in un farmaco o in un medico. Altri pensano che ciò che conta davvero è avere uno scopo nella vita, qualunque esso sia. Avere un’idea del perché si vive aumenta infatti il senso di controllo sugli eventi, rendendoli più accettabili e meno stressanti.

Infine, non va trascurato il fatto che ci si può aiutare trascorrendo del tempo a fare ciò che si ama, come giardinaggio o volontariato , perché anche questo ha un effetto positivo sulla salute.

Dr. Giuliana Proietti

Fonte:
Heal Yourself By Harnessing Your Mind Discover

via: psicolinea.it

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